La testimonianza di Nicola e Laura

 

Stavamo per ripartire per l’Armenia …. Da questo viaggio saremmo tornati finalmente in tre….

La nostra bambina, Silvia, ci aspettava. Era passato poco tempo da quando eravamo andati a conoscerla: era la fine di gennaio. Quello era stato il “viaggio dei viaggi”, un weekend di fortissime emozioni ed il ricordo di lei, uno scricciolo vestito di rosa , minuta , con due meravigliosi occhi scuri, vivaci e curiosi ad accompagnarci in ogni momento. Sapevamo che era ben seguita e curata , ma separarci da lei era stato tremendo.

Ogni piccolo è speciale, Silvia ancor di più: aveva una labiopalatoschisi monolaterale completa ( quello che viene definito anche labbro leporino). Durante il colloquio per conferire il mandato ci era stata prospettata anche la possibilità di accogliere bambini con questa problematica e noi ci eravamo detti senz’altro disponibili. Poco prima di partire avevamo incontrato il chirurgo di Bergamo che l’avrebbe operata , il Dottor Cassisi. L’Ente ci aveva segnalato non solo la disponibilità  la professionalità e la competenza di questo chirurgo, ma anche la sua grande umanità.

Ci ha accolto, informato, spiegato, rassicurato ed ha , poi, fissato la data del primo intervento per la nostra piccola. Con noi, in tutti questi momenti, un’altra coppia che ha condiviso la nostra scelta di accogliere un bambino con le stesse problematiche di Silvia . Con loro abbiamo affrontato il primo viaggio, gli incontri con gli specialisti e, tra poco, saremmo ripartiti.  Splendide persone, che consideriamo parte della nostra famiglia.

Nei casi come quello della nostra bimba, ci avevano spiegato, la procedura prevedeva dei tempi più ristretti. Così siamo ripartiti a marzo per andare in Armenia… Arrivati in albergo Anoush, la referente, ci ha accolto e spiegato che quel giorno stesso, poco dopo, saremmo andati a Gyumri per formalizzare davanti al tribunale l’adozione. Ci siamo rinfrescati e cambiati . Avevamo anche concordato che ci saremmo fermati in quella città per poter incontrare la nostra piccola, visto che sarebbe rimasta ancora per qualche giorno alla “ Casa dei Bambini” in attesa che tutte le varie pratiche locali fossero espletate, prima del ritorno a Yerevan.

Avremmo , così, avuto modo di trascorrere del tempo con lei quotidianamente e lei avrebbe imparato a riconoscere quelle persone.

Grandissima l’emozione e la tensione in attesa che l’udienza avesse inizio. Stranissimo sentir parlare in una lingua completamente sconosciuta e comprendere solo i nomi e cognomi…  Una brevissima sosta in albergo per depositare i bagagli e mangiare e poi ci siamo recati da Silvia. Anoush aveva concordato con la direttrice della Casa gli orari delle nostre visite, in modo che non interferissero con gli orari del riposo dei piccoli, ed aveva incontrato grande disponibilità. Ci avrebbe riconosciuto? Era cresciuta? E’ ricomparsa nella stanza che già la prima volta era stata dedicata all’incontro… L’abbiamo presa in braccio a turno, lei era impegnata a guardarsi attorno, a giocare con il mio ciondolo, con le nostre mani , ad osservare tutto ciò che c’era in quella stanza. Chi sarebbe più andato via??? Ci consentirono di accompagnarla nella sua cameretta, condivisa con altri bambini. Era il momento del pasto ed una delle tate mi fece segno di sedermi e mi diede un biberon in mano… Il linguaggio dei segni è più potente di ogni differenza linguistica!! E anche la fame di un bambino. Silvia era stata abituata a mangiare con un biberon, ma avendo il palato in parte aperto, la tettarella era stata modificata con un taglio particolare e lei la angolava in modo da poter bere il suo latte. Nel tardo pomeriggio rientro in albergo , cambio d’abito e poi cena tutti insieme a rivivere quei fantastici momenti, progettando il dopo…

Alcuni giorni  dopo la sentenza del giudice siamo stati all’Ufficio dell’Anagrafe locale dove, alla fine di tutte le firme di rito sui documenti, la responsabile dell’Ufficio e le impiegate ci hanno festeggiato come nuove famiglie!!!

Per diversi giorni ci siamo recati in Istituto due volte al giorno, fino a che non ci è stato detto che il giorno seguente, un giovedì lo ricordo bene, potevamo andare a prendere la bambina per poi andare a Yerevan. Anoush aveva già predisposto tutto per il viaggio… Al mattino siamo andati alla “Casa dei Bambini” e la direttrice ci ha spiegato quelle che erano le scansioni orarie cui i bimbi erano abituati e ci ha, poi, accompagnato in una visita del complesso.

Dopo il riposino del pomeriggio è arrivato il grande momento: Silvia è entrata vestita di tutto punto, pronta per la partenza. Chiedemmo alla direttrice se dovevamo cambiarla e lei ci rispose che gli abiti che la piccola indossava erano un regalo della casa per lei… Ci siamo commossi come pure ci ha commosso il saluto delle tate.

Arrivati a Yerevan in albergo, siamo stati accolti con estreme cortesia e cordialità e subito ci hanno fornito un bollitore per poter preparare la pappa a qualsiasi ora. Anoush ci aveva procurato le prime scorte del latte e da casa avevamo portato tutto il resto. Fatto il primo bagnetto a Silvia, l’abbiamo guardata mentre, felice, giocava con i suoi piedini . I giorni seguenti, dovevamo attendere il visto dell’Ambasciata prima di ripartire, sono trascorsi sereni. Certo c’era la voglia di tornare a casa, ma le giornate trascorrevano nella scoperta reciproca, oltre che nei bei momenti trascorsi insieme all’altra coppia ed al loro bellissimo bambino. La mattina della partenza siamo usciti dall’albergo con Silvia profondamente addormentata in braccio. Ha continuato a dormire come un ghiro anche durante il tragitto ed i controlli di sicurezza in aeroporto. Solo al decollo si è svegliata perché aveva fame…. A casa tutti i nonni e la bisnonna in attesa , finalmente famiglia riunita. Nei giorni successivi si è ambientata nella nuova casa, ha apprezzato moltissimo le passeggiate e le uscite, il suo sguardo curioso seguiva ogni movimento, pronto a cogliere le novità.

Sapevamo che dopo circa due settimane ci sarebbe stato il primo intervento e Silvia lo ha affrontato bene, è stata ben seguita ed assistita da tutto il personale. Noi le siamo stati sempre accanto, ma abbiamo atteso quel giorno con fiducia e serenità, per trasmettere tali sensazioni anche a lei. La nostra piccola è forte, ma anche allegra e di indole serena . Ha compiuto un lungo viaggio, ha subito un secondo intervento dopo circa sei mesi ed è una grande chiacchierona…. Soprattutto è la gioia della nostra vita!!!

A Yereva una Sala Operatoria Pediatrica Maxillo Facciale per donare salute e dignità a tanti bambini

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